E’ all’insegna della riduzione dei costi per far fronte alla crisi, il blocco dei contratti e delle assunzioni nel pubblico impiego fino al 2013 promosso dal Ministero dell’Economia. Si tratta di un tentativo di contenimento della spesa pubblica che rischia non solo di causare forti costi sociali a causa delle mancate assunzioni, ma anche di tagliare drasticamente le entrate per migliaia di dipendenti delle pubbliche amministrazioni.
Gli enti locali potranno infatti effettuare assunzioni a tempo indeterminato solo nel caso sia stato rispettato il tetto alla spesa per il personale e se questa non è superiore al 40% del totale della spesa corrente. Se in possesso di queste condizioni, potranno assumere entro il tetto del 20% della spesa del personale cessato nell'anno precedente.
Sono importanti le ricadute di queste misure sulla riforma della PA promossa da Brunetta, concepita per premiare i lavoratori più meritevoli e per migliorare la produttività. La manovra impone infatti che nel triennio 2011/2013 il trattamento economico dei dipendenti e dei dirigenti pubblici non debba superare quello “ordinariamente spettante nel 2010, al netto degli effetti derivanti da eventi straordinari della dinamica retributiva”.
Il risparmio complessivo derivato da tutte le misure in fase di valutazione sarebbe pari a ben 4,8-5 miliardi in 2 anni: oltre al Fua sono calcolate minori spese per 1,3-1,4 miliardi l'anno per i contratti e 800 milioni dal blocco delle assunzioni.
I tagli prevedono di colpire anche categorie estremamente qualificate, come ad esempio ambasciatori, professori universitari, magistrati e prefetti. Al vaglio anche l’ipotesi di uno slittamento del pagamento del trattamento di fine rapporto ai lavoratori che vanno in pensione: il tempo necessario potrebbe infatti raddoppiare, passando da tre a sei mesi. Attualmente, infatti, le liquidazioni sono versate dall’Inpdap entro 90 giorni, con un interesse del 5% coperto dallo Stato. In questo caso, il risparmio nascerebbe proprio dagl interessi da pagare ai circa 90mila dipendenti che, secondo l’Aran (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni), andranno in pensione ogni anno. Gli enti sono inoltre disincentivati dal trattenere in servizio il personale che ha raggiunto 65 anni di età.