
Originariamente inviata da
Medea
Salve a tutti! Sono nuovissima del forum, anche se da semplice visitatrice ho già fatto qualche passeggiata
Mi presento: mi manca pochissimo alla laurea in giurisprudenza (spero di laurearmi a febbraio). Amo ciò che faccio, amo studiare, aggiornarmi. Il punto è: non so cosa voglio fare da grande. Ho una paura terribile del futuro! Ho sempre avuto le idee chiare, ma più si avvicina il post laurea più mi assale l'ansia!
Ho sempre pensato di volere entrare in polizia. Purtroppo, per una serie di ragioni personali, devo accantonare questo sogno. Ma non voglio abbattermi!
Ed ecco perchè chiedo consiglio a voi!

Vi spiego la mia situazione: ho 26 anni e l'idea di ritrovarmi a 30 con la sola capacità di studiare mi terrorizza un pò. Con la mia laurea, le strade che posso seguire sono tante:
1) avvocatura;
2) magistratura;
3) dottorato di ricerca;
4) carriera nella p.a.
Le analizzo punto per punto (spero di non annoiarvi!!!).
1) L'avvocatura sarebbe per molti lo sbocco naturale per i laureati in giurisprudenza. Bè, per me non è proprio così. Amo la legge e fare gli interessi del mio cliente (e non della giustizia) mi riesce alquanto difficile (è facile notare come ancora viva io di illusioni e senso di giustizia

).
2) La magistratura è sempre stata nei miei sogni. E', però, vero che sono una persona abbastanza pragmatica. L'idea di fare altri due anni di sspl per la preparazione al concorso e poi non superarlo mi spaventa un pò. Cercherò di essere più chiara. Non è l'idea dello studio che mi spaventa (come ho già detto, amo studiare). E non sono nemmeno pessimista, sono semplicemente realista e prendo in considerazione la possibilità che non lo superi. Di qui il discorso del pragmatismo: arrivare a quasi 30 anni e saper solo studiare non penso sia entusiasmante! Tuttavia, è un sogno che non abbandono, poichè sia il dottorato di ricerca che la qualifica dirigenziale nella p.a. mi danno comunque possibilità di accedere al concorso, quindi mai dire mai!
3) Il dottorato: amo studiare e quindi sarebbe la cosa più ovvia possibile. E' più che nota, però, la crisi che interessa l'università, i tagli, etc. etc. E questo mi scoraggia un pò.
4) La P.A. (spero non mi abbiate abbandonata nella lettura, visto che questo è il punto più importante :P). Da più parti mi si dice che questa per varie ragioni pratiche sarebbe la strada migliore (con tutti i se e con tutti i ma ovviamente!). Ma, a livello lavorativo mi chiedo: in cosa consiste questo lavoro? Nell'immaginario comune esiste l'idea del "impiegato disperato" tra le scartoffie: quanto è vero tutto ciò? C'è chi mi dice che si tratta di un lavoro di responsabilità, ma anche ricerca e studio. Ma, nella pratica, non riesco a capire in cosa consista specificatamente.
Spero possiate darmi delle delucidazioni al riguardo, con esempi ed esperienze concrete, aiutandomi a far diradare questa nebbia sul futuro prossimo. Scusatemi se sono stata prolissa.
Grazie a chiunque vorrà rispondermi.